“Parole di speranza per l’umanità” è il titolo del momento interreligioso di spiritualità che si è svolto il pomeriggio di venerdì 1 agosto nell’ambito del Giubileo dei Giovani a Roma, presso il Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II”, sede della “Casa dei Volontari PG-ITA”. Questa iniziativa è frutto del lavoro portato avanti dal Tavolo nazionale interreligioso dei giovani costituito presso la Conferenza episcopale italiana. I rappresentanti del Tavolo nei mesi scorsi si sono incontrati e confrontati, in un percorso di conoscenza e amicizia coordinato dall’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso con il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile.
L'evento ha visto ragazze e ragazzi di differenti tradizioni religiose ritrovarsi attorno al segno simbolico dell’acqua: ciascuno secondo la propria tradizione ha declamato un messaggio per dire parole di speranza per l’umanità e poi immergersi nella preghiera.
Alla presenza di giovani Baha’i, musulmani, ebrei, cristiani, buddisti e induisti, mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha ricordato che «Il sentimento religioso chiede a tutti di rispettare la dignità dell’uomo e di deporre le armi, quelle del che abbiamo tra le mani, quelle del cuore, quelle che talvolta veicoliamo con le nostre parole. E quindi la preghiera è l’atteggiamento più sincero della speranza, perché chi spera chiede e chiede a colui che per amore può concedere».
«I giovani musulmani d’Italia vi salutano con il messaggio dell’Islam, Assalamu’alaykum, “la pace sia con voi”», ha detto un rappresentante dell’Islam in Italia, osservando che «oggi più che mai la nostra gioventù è chiamata all’azione, a costruire il bene tra i popoli e rompere le catene del male che li soffocano. Oggi più che mai abbiamo il dovere di promuovere i valori universali di pace e fratellanza con i quali la grande famiglia umana ha bisogno di essere dissetata».
«Siamo profondamente onorati di partecipare a questo incontro, che ci vede uniti nella comune umanità, al di là delle differenze di credo e di cultura», ha detto un rappresentante dei giovani buddisti della Soka Gakkai. E ha aggiunto: «In questo tempo di crisi globali, conflitti e profonde trasformazioni, crediamo che il dialogo tra gli esseri umani, e ancora di più il dialogo interreligioso tra giovani, sia più che mai essenziale per costruire insieme un futuro di pace, dignità e speranza».

Un ragazzo dell’Unione giovani ebrei d'Italia (UGEI) ha detto: «È per me un onore essere qui oggi, in questo spazio condiviso di ascolto, di dialogo e, soprattutto, di speranza». «La speranza – ha poi concluso – non è attesa passiva, ma immersione fiduciosa nel processo della vita, nella consapevolezza che c’è sempre la possibilità di rinnovarsi, di ricominciare. Come l’acqua che scorre e purifica, così la speranza ci attraversa e ci rende nuovi».
«Il grido di speranza, che parte dai giovani, possa arrivare agli estremi confini della terra: pace a voi, a noi, a tutti». «Che la pace scoppi nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, nel nostro stare qui insieme e possa irrigare le nostre comunità, le nostre realtà, le nostre chiese, le nostre tradizioni religiose. Pace, sorelle e fratelli!». Sono stati i giovani cristiani con questo accorato appello di pace a concludere il momento interreligioso. Che è stato caratterizzato anche da una festa conviviale e da musica etnica mediterranea.

Così don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso: «Questo è un piccolo segno, come il granello di senapa della parabola evangelica. È il seme più piccolo, ma quando dà vita diventa una pianta tra le più grandi degli ortaggi. Come disse il cardinale Bea presentando la "Nostra Aetate": "Questa dichiarazione è la più breve di tutti i documenti del Vaticano II, ma è quella che permetterà alla Chiesa di essere sempre più se stessa nelle vicende della storia"».